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“Ordinanza anti-smog necessaria a Treviso”

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Con l’ordinanza per il blocco del traffico nel periodo autunnale ed invernale per gli automezzi più inquinanti la nuova amministrazione si ritrova stretta tra le proteste di coloro che si ritengono “danneggiati” dal fatto di non poter utilizzare l’auto e di chi, invece, ritiene che il provvedimento non sia sufficiente per garantire un adeguato contrasto all’inquinamento atmosferico che assedia la città con livelli degni di una metropoli.

A chi ritiene che le misure siano troppo rigide e creino troppi problemi ai cittadini va ricordato che a livello nazionale si calcola che ogni anno le malattie dovute allo smog causino 50.000 decessi: una semplice proporzione rispetto alla popolazione di Treviso indica che nella nostra città, giusto per fare un esempio, le morti annualmente dovute all’inquinamento dell’aria che respiriamo sono circa una settantina ogni dodici mesi. E questo senza tenere conto del fatto che lo smog a Treviso è ben più elevato di quanto non sia mediamente a livello nazionale.

L’ultima conferma è dei giorni scorsi quando lo IARC, l’agenzia di ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha inserito ufficialmente l’inquinamento atmosferico nel gruppo numero 1, dove si elencano le sostanze più pericolose come cancerogene.

Rischiamo molto di più, quindi, a causa dell’aria che respiriamo che non degli atti delittuosi che avvengono nel nostro territorio ma pare proprio che non ne siamo consapevoli e che non chiediamo a chi ci governa di affrontare con determinazione questi problemi.

Le misure contro l’inquinamento atmosferico non sono frutto della “fantasia” degli amministratori ma rispondono alla necessità di contenere e ridurre la presenza nell’aria di polveri sottili che ci avvelenano: si tratta di un classico esempio di una decisione “impopolare” che l’amministrazione assume per evitare di essere “antipopolare”, cioè di contribuire con la propria inanità all’incremento di quello smog che è una vera e propria causa di morte.

Per quanto attiene ai disagi ed ai rischi di chi, anche per motivi economici, non possiede automezzi meno inquinanti va ricordato che sono proprio le fasce sociali più deboli a rischiare di più in caso di malattie legate all’inquinamento atmosferico perché si tratta delle persone che non possono certo permettersi consulti medici privati o l’intervento di grandi luminari.

Una misura di questo tipo, quindi, può apparire di primo acchito penalizzante per chi ha minori disponibilità economiche ma aiuta tutti ad evitare problemi più gravi, quelli di salute.

A chi, al contrario, sostiene che i provvedimenti dell’amministrazione non siano sufficienti va ricordato che questa ordinanza rappresenta una netta inversione di tendenza rispetto all’atteggiamento tenuto dalle amministrazioni precedenti, atteggiamento che ha contribuito a consolidare nei trevigiani l’idea che il contenimento e la riduzione dell’inquinamento atmosferico non fossero una questione di cui doversi occupare.

Con il primo provvedimento della giunta Manildo vengono drasticamente ridotte le deroghe che, con le amministrazioni leghiste, permettevano la circolazione ad un numero elevatissimo degli automezzi che avrebbero dovuto rimanere bloccati.

L’amministrazione, inoltre, assicura quei controlli che sono completamente mancati negli anni precedenti e la cui assenza ha trasformato, di fatto, le ordinanze in vigore all’epoca in pezzi di carta privi di qualunque valore, buoni solo per poter dire che la giunta comunale era intervenuta.

L’inversione di tendenza, quindi, c’è stata ed in futuro si potrà fare di più e meglio grazie soprattutto al fatto che, finalmente, è stato detto con chiarezza ai trevigiani che quello dello smog è un problema grave a cui è necessario tentare di dare soluzione:

Altri interventi dovranno essere programmati per incrementare l’uso del trasporto pubblico e della bici che sono i veri antidoti all’incremento dell’inquinamento atmosferico: anche in questi ambiti sarà necessario mutare completamente la prospettiva delle precedenti amministrazioni che, di fatto, hanno sempre considerato centrale l’uso dell’auto privata.

 

Luigi Calesso – Impegno Civile

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